Porta Pila

Torino Piazza della Repubblica

Questa foto rappresenta il più grande mercato d’Europa, Porta Palazzo o come dicono i piemontesi Porta Pila. Non l’ho mai visto così desertico, nemmeno di domenica, nemmeno in agosto o nelle feste comandate e, vi assicuro, è un mercato grandissimo. C’è l’ortofrutta , l’abbigliamento, il mercato coperto del pesce, quello della carne, quello dei contadini e tanto altro ancora. È brulicante di gente variamente folcloristica. Li è tutto così dinamico e caotico per lo più; gente che corre per prendere il tram, mamme coi passeggini, africani, cinesi, latinoamericani e naturalmente italiani. Donne arabe che vendono il loro pane azzimo o, la loro menta, per il tradizionale tè, ai margini dell’area bancarelle; e poi i colori, i profumi delle varie merci è una gioia dei sensi. Insomma sto cercando di spiegare che è un luogo molto frenetico, pulsante di vita, e poi d’improvviso, incredibilmente si svuota in tutti i sensi ed è quasi la metafora di questo Tempo. Ha anche un suo fascino tuttavia la sua vista è desolante è quasi una ferita al cuore della citta. Porta Pila è soprattutto della gente semplice, degli emarginati degli ultimi anche. Siamo nel tempo del cosiddetto “lockdown”. Tutti a casa confinati nelle proprie case, affacciati ai balconi condividendo ai prossimi in linea d’aria perfettamente sconosciuti, la comune condizione, come se stessimo su una nave che sta affrontando le tempeste di uno tsunami e ci guardassi mo negli occhi leggendovi riflessi le nostre preoccupazioni, ma questo comune sentimento verso cui ho molto riverenza nasce non solo dalla necessità di tutela della salute ma dalla necessità di proteggere gli interessi di chi sa quali lobby. Insomma è quasi una farsa che non sto a commentare. I “flash mob”… Ma poi perché contaminare la nostra bella lingua italiana, con il freddo idioma anglosassone, la quale è dotata di mille sfumature che esprimono concetti, sentimenti e altro e che affonda le sue radici ai tempi dei romani, e del dolce Stil novo. Stiamo a casa sì, perché tutte queste notizie sulla pandemia ci terrorizzano, ci angosciano al punto che immaginiamo per noi e per i nostri cari il peggio, e qualche lacrima si versa. Non è paura la nostra è un senso di smarrimento, perdita di riferimenti e perdita di senso d’umanità nei gesti soliti. E’ ansia inimmaginabile del cosa accadrebbe se non puoi dire addio a chi vuoi bene, è dolore, rabbia, desolazione e anche ma non solamente paura della malattia. E’ soprattutto un senso d’impotenza verso un’umanità morente, anche nella sua struttura democratica. Quindi il Tempo non manca e il Pensiero è sempre libero per produrre i giusti cambiamenti, anche nei silenzi delle nostre incerte giornate, la sfida sarà quella di coltivare la riflessione, il pensiero critico e il riscatto del senso civico, e della tolleranza che a dirla con Platone è tra le ultime virtù di una società morente. L’obbedienza ai vari DPCM del nostro presidente del consiglio, giusta è doverosa che sia, se in buona fede e nel migliore delle ipotesi nell’interesse della collettività, non dovrà nel tempo, trasformarsi in gabbia della nostra democrazia costituzionalmente eletta, sia pure con tutti i suoi limiti. Non dobbiamo abbassare la guardia nei confronti del virus ma, neanche sottovalutare il rischio concreto di depauperare la democrazia. Voglio credere e sperare in un domani migliore soprattutto per la nostra gioventù.

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